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Quale formazione? Per quale giurista? Ho iniziato ad occuparmi del tema della formazione giuridica in occasione di un anno sabbatico trascorso all’Institut d’Etudes Avancées di Parigi (2014/15), dove ho organizzato un convegno internazionale sull'impatto delle trasformazioni del diritto e della scienza giuridica sulla formazione del giurista. Da allora ho pubblicato vari saggi e partecipato a diversi convegni sul tema (l'ultimo il 25 settembre 2026 presso l'Università di Foggia, con una relazione intitolata "Crisi della formazione del giurista"). L'idea di fondo delle mie ricerche è che, nell’attuale fase storica caratterizzata dalla crisi delle categorie giuridiche moderne e da un’elevata complessità del diritto, l’educazione giuridica non deve tanto mirare alla preparazione di tecnici dotati di una conoscenza approfondita del diritto positivo (normalmente nazionale, come ancora per lo più avviene), ma deve piuttosto preparare giuristi culturalmente attrezzati (anche in materie non strettamente giuridiche), in grado di comprendere e di gestire un diritto che cambia rapidamente e perciò dotati di un abito mentale flessibile, di spirito critico e di capacità argomentativa, progettuale e immaginativa. A tal fine, più che presentare soluzioni già confezionate da memorizzare (norme, decisioni giurisprudenziali…), occorre promuovere la capacità di costruire le soluzioni utilizzando le conoscenze acquisite durante le lezioni e lo studio. Anche nel metodo d’insegnamento dovrebbe passare l’idea che il sapere giuridico non è un sapere veritativo che fornisce certezze, ma controversiale, opinabile e che le categorie giuridiche sono il prodotto della storia e della cultura dell’epoca, non dogmi universali ed eterni. In occasione di un convegno tenutosi presso l'Università Roma 3 il 4 dicembre 2025, mi sono occupato dell'impatto dell'IA sull'insegnamento del diritto.
Ermeneutica, diritto penale e crisi del principio di legalità. Un altro tema di costante interesse è rappresentato dalla crisi delle categorie del diritto penale moderno (a cominciare dal principio cardine della legalità, su cui ho scritto una lunga voce per gli Annali dell'Enciclopedia del diritto nel 2013). I saggi reperibili su Iris testimoniano la varietà di temi affrontati: dallo scandalo dell'ermeneutica per la scienza penale moderna, al tema del diritto penale giurisprudenziale, ai mutamenti di giurisprudenza (in malam partem e in bonam partem), alla questione del ruolo del precedente nel diritto penale. Com'è noto, il diritto penale moderno dell’Europa
continentale si è costruito sul pilastro della legalità e sull’ostracismo del
diritto giurisprudenziale. Il suo codice genetico è quindi incompatibile con
l’ermeneutica giuridica che pone al centro della scena l’applicazione giudiziale
del diritto in luogo della legge, attribuendo all’interprete un ruolo
costitutivo del diritto. Le attuali trasformazioni del diritto penale,
specialmente di matrice europea, obbligano il penalista a confrontarsi con un
modo diverso di concepire l’esperienza giuridica, costringendolo a confrontarsi
con la prospettiva dell’ermeneutica. Su questo tema, il 6-7 maggio 2016, organizzai anche un convegno all’Università di Padova su invito di Giuseppe Zaccaria.
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Which Education? For
which Lawyer? This
research began at the Institut d'Etudes Avancées of Paris (2014/15). The thesis
is that, in the light of the current crisis of modern legal paradigm, legal
education should not so much aim at preparation of technicians with in-depth
knowledge of positive law (usually national, as yet mostly the case), but
should rather prepare culturally equipped lawyers (also in not strictly legal
matters), able to understand and manage a law changing rapidly. Also in the
method of teaching should pass the idea that the legal knowledge is not a
truthful knowledge that provides certainty and that legal categories are the
product of history, not universal and eternal dogmas.
Criminal Law and
Hermeneutics. In
continental Europe, modern criminal law has been built on the foundations of
legality and the exclusion of judicial law making. Its genetic code is thus
incompatible with legal hermeneutics that set the judicial application of law
at center stage and claiming a constitutive role for interpretation. The
research retraces the difficult and agonizing path along which Italian criminal
law community has opened to hermeneutics in recent years, laying the groundwork
for the construction of a new scientific paradigm.